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Quanto inquina davvero l’intelligenza artificiale? Dati, consumi e uso responsabile dell’AI

L’intelligenza artificiale è entrata rapidamente nella vita quotidiana. La utilizziamo per scrivere, cercare informazioni, analizzare documenti, creare immagini, programmare, organizzare il lavoro e automatizzare attività.

Ma ogni volta che utilizziamo un sistema di intelligenza artificiale accade qualcosa che sullo schermo non vediamo: da qualche parte, uno o più computer stanno lavorando. E quei computer consumano energia.

La domanda corretta, quindi, non è se l’intelligenza artificiale abbia un impatto ambientale. Ce l’ha. La domanda interessante è un’altra: quanto è grande questo impatto e cosa possiamo fare per utilizzare l’AI in maniera più responsabile?

L’AI non vive nel nostro telefono

Quando scriviamo una richiesta a un sistema di intelligenza artificiale, gran parte dell’elaborazione avviene all’interno di infrastrutture informatiche chiamate data center. Sono strutture che ospitano server, sistemi di archiviazione, apparati di rete e sistemi di raffreddamento.

Secondo l’International Energy Agency (IEA), nel 2024 i data center hanno consumato globalmente circa 415 terawattora (TWh) di elettricità, equivalenti a circa l’1,5% del consumo mondiale di elettricità.

È importante però non commettere un errore: non tutta questa energia viene utilizzata dall’intelligenza artificiale. I data center servono anche cloud computing, archiviazione, streaming, siti web, applicazioni e numerosi servizi aziendali. L’AI rappresenta quindi una parte crescente della domanda energetica dei data center, non la sua totalità.

La crescita dell’AI sta cambiando i consumi

Secondo l’aggiornamento IEA del 2026, il consumo elettrico mondiale dei data center è cresciuto del 17% nel 2025, raggiungendo circa 485 TWh. I data center specificamente orientati all’intelligenza artificiale sono cresciuti ancora più velocemente: il loro consumo elettrico è aumentato di circa il 50% nel 2025.

Nello scenario centrale aggiornato, l’IEA stima inoltre che il consumo globale dei data center possa arrivare a circa 950 TWh nel 2030, quasi il doppio rispetto al 2025. Questo non significa che l’AI consumerà da sola 950 TWh: significa che l’espansione dell’intelligenza artificiale è uno dei principali fattori di crescita della domanda energetica delle infrastrutture digitali.

Non tutte le richieste all’AI consumano allo stesso modo

Un errore frequente è cercare un numero universale del tipo: “una domanda all’AI consuma X”. La realtà è più complessa. Il consumo dipende dal modello utilizzato, dall’hardware, dalla lunghezza dell’elaborazione e soprattutto dal tipo di attività richiesta.

Una semplice risposta testuale non è equivalente alla generazione di un video, a un processo di ragionamento lungo o all’esecuzione di attività complesse attraverso sistemi agentici. L’IEA segnala che alcune applicazioni avanzate possono richiedere centinaia o persino migliaia di volte più energia per richiesta rispetto a una semplice generazione di testo.

Per questo motivo è opportuno diffidare dei confronti troppo semplici che circolano online. L’impatto di “una domanda all’AI” non è un valore fisso.

C’è anche una buona notizia: l’AI sta diventando più efficiente

L’aumento dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale non racconta tutta la storia. Hardware e software stanno diventando molto più efficienti.

Secondo l’IEA, negli ultimi anni l’energia necessaria per eseguire un singolo task AI è diminuita di almeno un ordine di grandezza all’anno. Questo crea una situazione apparentemente contraddittoria: ogni singola operazione può diventare molto più efficiente mentre il consumo complessivo continua ad aumentare.

Il motivo è semplice: utilizziamo l’intelligenza artificiale sempre di più e per attività sempre più complesse.

Da dove arriva l’elettricità conta

Un’altra variabile fondamentale è la fonte dell’energia. Un data center alimentato da un sistema elettrico con una quota elevata di fonti a basse emissioni non presenta lo stesso profilo emissivo di uno che dipende maggiormente dai combustibili fossili.

Secondo l’IEA, le fonti rinnovabili sono destinate a soddisfare una parte consistente della crescita della domanda elettrica dei data center, ma continueranno a contribuire anche gas naturale, carbone e nucleare, con differenze importanti tra le varie regioni.

Per questo consumo elettrico ed emissioni di CO₂ non sono la stessa cosa e non dovrebbero essere utilizzati come sinonimi.

Quindi dovremmo utilizzare meno intelligenza artificiale?

La risposta non deve necessariamente essere smettere di utilizzarla. L’intelligenza artificiale può contribuire a eliminare attività ripetitive, accelerare analisi, assistere la ricerca, migliorare processi e aiutare persone e imprese a utilizzare meglio il proprio tempo.

Ma proprio perché è uno strumento potente, dovrebbe essere utilizzato con criterio. Generare decine di immagini quasi identiche senza uno scopo, ripetere continuamente la stessa richiesta a modelli diversi o utilizzare sistemi molto potenti per attività banali produce elaborazioni che spesso non generano valore reale.

L’obiettivo dovrebbe essere diverso: ottenere più valore da ogni utilizzo dell’AI.

Un prompt migliore può essere anche un utilizzo più razionale

Saper comunicare bene con l’intelligenza artificiale non serve soltanto a ottenere risposte migliori. Può anche ridurre tentativi inutili.

Se una richiesta è confusa, potremmo doverla ripetere più volte. Se specifichiamo immediatamente obiettivo, contesto, vincoli e risultato desiderato, possiamo arrivare più rapidamente a un risultato utilizzabile.

È uno dei motivi per cui imparare a scrivere prompt efficaci è una competenza digitale. Sarà il tema di un prossimo approfondimento di GF Ecosystem.

La tecnologia non è immateriale

Internet ci ha abituati a pensare al digitale come qualcosa che non occupa spazio. Parliamo di “cloud”, quasi fosse una nuvola. Dietro quella nuvola esistono invece edifici, server, processori, reti elettriche e sistemi di raffreddamento. L’intelligenza artificiale non fa eccezione.

Riconoscere questo impatto non significa essere contrari all’AI. Significa utilizzarla conoscendo meglio ciò che esiste dietro una casella nella quale scriviamo una domanda.

La vera innovazione non consiste nell’utilizzare più tecnologia possibile. Consiste nell’utilizzare la tecnologia giusta, quando serve, per produrre un risultato che abbia valore.

Fonti e approfondimenti

  • International Energy Agency, Energy and AI, 2025.
  • International Energy Agency, Key Questions on Energy and AI, 2026.
  • International Energy Agency, Global Energy Review 2026.

Dati verificati prima della pubblicazione. Le stime energetiche possono cambiare con l’evoluzione dei data center, dell’hardware, dei modelli AI e dei sistemi elettrici.

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