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Socrate non ha scritto nulla. Come facciamo a sapere cosa pensava?

Di Socrate parliamo come se lo conoscessimo.

Studiamo il suo pensiero, discutiamo il suo metodo, gli attribuiamo idee che hanno attraversato più di duemila anni di storia della filosofia.

Eppure c’è un particolare che cambia radicalmente il problema:

Socrate non ci ha lasciato opere scritte.

Se vogliamo sapere cosa pensava, dobbiamo quindi affidarci a ciò che altri hanno scritto di lui. Ed è qui che l’indagine comincia.

IL FATTO

Socrate visse ad Atene nel V secolo a.C. e morì nel 399 a.C. Non possediamo un’opera filosofica scritta da lui.

Questo non significa che non sappiamo nulla di Socrate. Significa qualcosa di più preciso: ciò che sappiamo passa attraverso delle fonti.

Tra le testimonianze antiche conservate, tre hanno assunto un’importanza centrale: Aristofane, Senofonte e Platone. Esistettero anche altri autori di scritti socratici, ma gran parte delle loro opere è andata perduta o ci è arrivata soltanto attraverso frammenti e testimonianze successive.

TRE FONTI, TRE PROSPETTIVE

Aristofane porta Socrate sulla scena nella commedia Le Nuvole, rappresentata nel 423 a.C.

È una fonte particolarmente interessante perché è cronologicamente vicina al Socrate vivente. Ma è anche una commedia: il suo scopo non è consegnarci una moderna biografia storica. Il Socrate di Aristofane è quindi anche un personaggio letterario e satirico.

Senofonte ci offre un’altra immagine. Nei suoi scritti Socrate appare spesso concreto, interessato alla virtù e alla condotta pratica. Ma anche qui dobbiamo distinguere l’uomo storico dal Socrate raccontato dall’autore.

Poi c’è Platone. È soprattutto attraverso i suoi dialoghi che Socrate è diventato una delle figure centrali della filosofia occidentale. Ma un dialogo platonico non è la registrazione di una conversazione. Platone è un filosofo e un autore.

E questo genera una delle domande più difficili dell’intera questione: quando parla Socrate e quando, attraverso Socrate, sta parlando Platone?

LA FRATTURA

Se possedessimo un testo scritto direttamente da Socrate, potremmo confrontarlo con ciò che gli altri raccontano di lui. Quel testo non esiste.

Dobbiamo quindi lavorare al contrario: confrontare testimonianze diverse cercando convergenze, divergenze, contesto, cronologia e finalità degli autori.

Non possiamo semplicemente scegliere il Socrate che ci convince di più. E non possiamo neppure concludere che, poiché le fonti differiscono, allora non sappiamo nulla. Tra questi due estremi esiste il lavoro storico.

IL PROBLEMA SOCRATICO

Gli studiosi chiamano questa difficoltà problema socratico.

Il problema non consiste nel dimostrare che Socrate sia esistito. La questione è un’altra: fino a che punto possiamo ricostruire il pensiero del Socrate storico distinguendolo dai differenti ritratti letterari e filosofici che ci sono arrivati?

Non esiste una soluzione semplice. Nel corso del tempo sono stati proposti diversi criteri per distinguere ciò che potrebbe appartenere al Socrate storico da ciò che potrebbe essere elaborazione dei suoi interpreti. Nessuno, però, trasforma le testimonianze disponibili in una trascrizione diretta della sua voce.

FONTE NON SIGNIFICA AUTOMATICAMENTE PROVA

Qui Socrate diventa qualcosa di più di un argomento di storia della filosofia. Diventa un esercizio sul nostro modo di conoscere.

Una fonte può essere autentica e antica senza essere necessariamente una fotografia neutrale degli avvenimenti.

Possiamo domandarci: chi scrive? Quando scrive? Che rapporto aveva con la persona o con l’evento raccontato? Qual era lo scopo del testo? Esistono altre fonti indipendenti? Dove concordano? Dove divergono?

Sono domande che non riguardano soltanto Socrate. Riguardano la storia, l’informazione e persino ciò che ogni giorno vediamo sullo schermo di uno smartphone.

QUELLO CHE POSSIAMO DIRE

Possiamo documentare l’esistenza di diverse testimonianze antiche su Socrate. Possiamo confrontarle. Possiamo studiarne il contesto. Possiamo individuare punti di convergenza e contraddizioni. Possiamo formulare ricostruzioni sostenute dalle fonti.

Ma dobbiamo mantenere distinta una ricostruzione storica da una testimonianza diretta che non possediamo.

Il dubbio, quindi, non richiede di negare ciò che sappiamo. Richiede di capire come lo sappiamo.

Ed è forse questa la domanda più interessante lasciata da un uomo che non ci ha lasciato neppure una pagina scritta:

Come fai a sapere che è vero?

E tu, cosa considereresti una prova?


Fonti per approfondire

— CERNAMVS

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